Una sera di tanti anni fa, un discorso di Federico durante una cena cambiò radicalmente la mia prospettiva di vita.
La questione era tanto semplice quanto complessa:
che cosa ci definisce?
Parlammo di gradi di consapevolezza; vediamo come:
Ad un livello iniziale, l’uomo tende ad identificarsi con i propri possedimenti materiali: soldi, macchina, scarpe di marca, casa…
Basta porsi una semplice domanda per comprendere che non è così:
“Spogliàti di ogni possedimento, cesseremmo di essere noi?”.
Passiamo così al livello successivo;
Il nostro corpo! Ecco, sì… questa macchina deve essere me! Ne ho il controllo, quindi eccola, la mia identità!
Sorge quindi la domanda:
“E se ci tagliassimo gambe e braccia, cesseremmo di essere noi stessi?”
Il corpo è solo una macchina, ma di per sè è un insieme di muscoli, ossa, nervi, etc. che non ha particolari significati. Una volta compreso questo, possiamo passare al livello successivo;
La nostra mente! Ecco! Il nostro pensiero ci definisce, siamo quello che pensiamo! Deve essere così!
Il problema è che la mente è fallibile e funziona come un computer: elabora dati che arrivano dall’esterno.
I pensieri indotti sono infatti onnipresenti (e dobbiamo tenerli a bada, ma ne parleremo in un altro momento), e interferiscono con la nostra libertà.
Fede fece questo esempio per farmi capire meglio:
“Sappi che fuori da questa casa, davanti alla porta dell’ascensore, c’è un killer con la faccia da coniglio che uccide tutti quelli che si chiamano Matteo e che passano di lì”.
BRRR…
Il killer naturalmente non esisteva, ma ciò non vuol dire che la sua narrazione non mi avesse piantato un pensiero dritto nel cervello. La mia mente era stata influenzata e plasmata da un agente esterno!
Va da sè che anche il nostro pensiero non è sufficiente per identificarci.
(Trovai questo argomento particolarmente confortante. Compresi che non ero definito dai miei pensieri, e mi sentii immediatamente libero. Non lo dimenticherò mai e ringrazio Fede per avermi illuminato quel giorno.)
E quindi, se non siamo le nostre cose, il nostro corpo o i nostri pensieri, che cosa ci definisce?
Tirammo fuori varie idee, ed ecco che ci fu chiaro che l’assenza di pensieri indotti e la condizione di vigilanza consapevole ci mettono in connessione con quella che potremmo chiamare anima, spirito o coscienza collettiva (a seconda della nostra cultura o religione di riferimento, il concetto si ritrova con nomi diversi), e quindi alla dissoluzione dell’ego e al raggiungimento di un ulteriore livello di consapevolezza, cioè che tutti siamo Uno.
Questa realizzazione mi rese da allora immune all’ansia e al panico.
Era pur vero che una risposta alla domanda iniziale non ce l’eravamo ancora data!
Passano 10 anni, e il mio migliore amico Luca durante una telefonata l’altra notte in cui abbiamo parlato proprio di questo, dopo avermi ascoltato con attenzione per una buona mezz’ora (parlo tanto) mi illumina così:
“Beh, se non sono cose, corpo, e pensieri… ciò che può identificarci sono le nostre azioni!”
Un altro cerchio si era chiuso. Se tutti siamo uno, abbiamo il dovere di agire per il nostro bene.
Grazie per l’attenzione e anche a chi mi scrive privatamente per sostenere questa iniziativa. Siamo tanti, siamo tutti!
