(Provate a leggere questo testo cantandolo nella vostra mente):
La risposta che mi sento dare più spesso quando domando a qualcuno: “Ti piace cantare?” è “Sono stonata”.
Ora, questo è un esempio piuttosto chiaro di mancanza di comunicazione perché, lo vedrete anche da soli, non è la risposta alla domanda, ma una fuga dal confronto, basata sulla paura di un giudizio di una persona (in quel caso io) apparentemente competente.
Siccome però non mi arrendo, in genere insisto sull’argomento, e la risposta reale poi è sempre SÌ (e come potrebbe essere diversamente?).
Che vuol dire?
Sembra che cantare sia percepito come essere qualcosa di difficile, e che sia legato per forza di cose ad esibizioni pubbliche che magari prevedano anche una giuria.
Questi sono danni collaterali provocati da talent show, giurie di qualità e vocal coach.
Questa mistificazione della realtà ha portato milioni di persone a provare un senso di vergogna nei confronti della propria voce e dell’attività canora, che come sappiamo bene tutti è liberatoria e fa bene alla salute, e che è ancora più soddisfacente se praticata in compagnia.
Cantare insieme è un modo di comunicare e infondersi coraggio ed energia.
Purtroppo passa il messaggio che per essere “abilitati” a cantare sarebbe necessario avere alle spalle degli studi in merito.
Questo, oltre ad essere falso, crea un profondo blocco emotivo che alimenta l’insicurezza di chi, inconsapevole, decide di credere alla narrazione di questi cattivi maestri, con ragionamenti del tipo “Tizio canta meglio di Caio, e io non arriverò mai ai livelli di Sempronio”.
Vi svelo un segreto: cantare non ha a che fare con un livello tecnico, e non ha a che fare neanche con le canzoni.
Il canto nasce prima della scuola, nasce prima delle canzoni. Nasce insieme al ritmo, nasce insieme alla musica.
Gli animali cantano, dai grilli alle balene.
Il canto è espressione, il canto è amore, il canto è fiducia, il canto è Natura.
Il nostro cervello, facilmente manipolabile e portato negli anni ad abusare dei processi analitici, ci porta a proiettare nella voce le nostre insicurezze, le nostre paure.
Spaventa molto l’idea di emettere un suono udibile e di mantenerlo, nella società di oggi potrebbe essere considerato persino come un atto di coraggio… che però è un rovesciamento della realtà
Non serve infatti coraggio per cantare, ma cantare crea coraggio!
Leggendo i racconti dell’alpinista Walter Bonatti (e non solo i suoi), emerge che quando magari si trovava a dover passare la notte in un sacco da bivacco, appeso per un chiodo a una parete di roccia durante una tempesta in quota, circondato da fulmini in una bufera di ghiaccio, per alimentare la speranza e infondersi coraggio… Cantava.
Con determinazione!
Cantare infonde coraggio in chi lo fa e in chi gli sta intorno. Cantare è fondamentale per la società.
Abbiamo il diritto e il dovere di cantare: non necessariamente con le parole, che rendono tutto più complicato (serve uno smartphone per leggere il testo), ma anche “solo” improvvisando liberamente, giocando con la vibrazione che produciamo e con l’ambiente in cui ci troviamo (il bagno di casa, una piazza, una valle… Ogni spazio ha una sua magia).
Questo ha un effetto curativo.
Partiamo con la lettera M, che è la più sicura, perché si fa con la bocca chiusa. Poi, quando ci sentiamo pronti possiamo persino aprirla, vocalizzando! Mmmmm…A! Mmmmm…A! Mamma!!!
Ecco anche spiegato il perché nella stragrande maggioranza delle lingue del mondo la parola “mamma” sia comune.
È il suono primordiale del primo atto di coraggio possibile al bambino: aprire la bocca… Emettendo il suono!
I bambini cantano in continuazione, anche quando piangono.
Ritroviamo la reale dimensione del canto, che è slegata dal testo, è slegata dalla forma-canzone.
Pensate che bello sarebbe se si parlasse cantando, e quante altre sfumature dell’anima si sarebbe in grado di trasmettere.
Certo, l’italiano possiede già questa caratteristica, infatti è la patria del bel canto, diciamo che partiamo avvantaggiati!
Intraprendere una carriera di cantante è, naturalmente, un altro discorso, ma credo che non sia l’obbiettivo della maggior parte delle persone, che hanno il diritto e il dovere di farlo, indipendentemente dal presunto “livello tecnico” che nulla -lo ripeto- ha a che fare con il canto in sè.
I motivi per cui ci si dovrebbe vergognare sono altri (non li elenco, ma se volete trovateli voi e scriveteli nei commenti), per cui SU LA TESTA e riprendiamoci la voce, tutti insieme!
