La forza del confronto

Trasformare ansia, odio e rancore in fiducia attraverso il confronto:

In questo mondo, chi dissente tace. Silenziosamente, spesso per proteggersi dalle polemiche, perché esiste l’illusione che una discussione possa toglierci energie, e principalmente perché si ha la percezione che intanto sia inutile dissentire perché non porterebbe ad alcun risultato.

Permettetemi quindi di… Dissentire!

La semplificazione del lessico, tema che mi sta particolarmente a cuore, ha portato a unificare concetti molto diversi fra loro, eliminando le sfumature che sono essenziali per descrivere le situazioni nella loro complessità.

Si parla spesso di incitamento all’odio, di campagne di odio, su Internet e nel mondo reale.

Che cos’è l’odio?

L’odio è qualcosa che è legato al rancore, che ci porta ad augurare dolore e sofferenza nei confronti di persone o categorie di persone.

L’odio il contrario della fiducia, e funziona nello stesso modo: se lo si prova, significa che affligge in egual misura anche noi stessi.

Odiare è considerato in genere un atto socialmente deprecabile, perché porta ad attacchi e violenze emotive, fisiche e verbali.

Nonostante questo sarebbe ingenuo negare l’esistenza dell’odio.

Odiare è un’azione attiva, ma è anche un sentimento molto raro. Se dovesse diventare preponderante, aumenterà la violenza e si arriverà alla guerra. Il nostro animo avrà bisogno di essere curato.

Come? Innanzitutto dobbiamo individuarne i confini; confondere l’odio con il dissenso è una trappola mortale per la comunicazione e danneggia seriamente le relazioni umane, vediamo perché.

Preferire un malsano quieto vivere ad un confronto (che -ricordiamolo ancora- è sempre occasione di crescita per tutte le parti coinvolte) significa gettare le basi per l’isolamento, l’ansia, la paranoia, l’incrinamento della fiducia e, in ultima istanza, per l’odio.

Dobbiamo avere chiaro nelle nostre menti che essere in disaccordo con qualcosa o qualcuno ed esprimerlo apertamente è invece un segno di amore, di rispetto e di fiducia.

Questo maledetto “quieto vivere” è un segno di genuflessione passiva allo stato delle cose, e ci rende manipolabili, smemorati e antisociali. Questo è imperdonabile.

La cura per l’ansia è la comunicazione.

La cura per l’odio è la fiducia.

La cura per il rancore è l’amore.

È nostro dovere dare il buon esempio alle generazioni successive, ed educarne la fiducia attraverso una comunicazione chiara e complessa, per attivare le nostre menti e unire la nostra coscienza, senza paura.

Spero di essere stato d’aiuto, come sempre grazie per l’attenzione.

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